Lascia l'acceleratore
Strada libera, la voglia di accelerare. E quel secondo pensiero che a vent'anni non avevo.
Qualche sera fa raggiungevo degli amici per un compleanno. Uscito da lavoro salgo in moto e mi lancio sul vialone del lungomare della Versilia direzione Viareggio. La moto ho iniziato a guidarla l’anno scorso per la prima volta, non primissima ok, ma uno Scarabeo guidato poco tempo a diciotto anni ormai non lo considero più. Ho parlato di questa nuova esperienza in una delle prime Merendine ma quella sera, mentre avevo tutta la strada libera davanti, ho esplicitato un altro pensiero che aleggiava nella mia testa già da un po’, come quello della newsletter precedente.
📝 Il gesto che non ho fatto
Se non ce l’avete presente, la Versilia ha un grande viale molto bello e molto verde, un piacere per gli occhi. Ma è anche molto dritto e la tentazione di accelerare bene quando la strada è libera viene sempre, inutile negarlo.
Lo sanno bene tutti quei macchinoni che vengono a fare la sfilata nel weekend e che in modo molto poco sicuro si divertono a lanciarsi in accelerate e sorpassi pericolosi, finendo purtroppo anche sui giornali con casi di cronaca nera.
Ovviamente anche a me viene quella voglia di scaricare un po’ di energia sull’acceleratore e farmi travolgere dall’adrenalina del correre su due ruote sotto quel bel viale alberato..
Ma non l’ho fatto.
I limiti e le regole del codice della strada vanno rispettati, sottolineamo questo punto, però il motivo per cui non ho assecondato quell’impulso, così come in autostrada dove si possono raggiungere velocità più alte, non è dovuto a un’analisi razionale della situazione, ma a un secondo impulso che si è innescato immediatamente dopo lo stimolo adrenalinico: non ho motivo per fare cazzate.
📝 L’età conta
Se avessi avuto vent’anni quell’accelerata l’avrei fatta, lì e tante altre volte, con un mezzo poi che si presta così bene non c’è nemmeno da sforzarsi tanto, e il problema sta proprio lì. Lo stimolo di un attimo, se facilitato, è più facile da assecondare, ma anche più stupido.
Non c’è solo la moto nelle novità dell’ultimo anno. Ho anche preso uno skateboard, anzi un surfskate, dopo averlo visto affascinato tutta la vita. Preso sempre mentre ero qui in Versilia e da subito usato per passeggiare lungo la costa, nelle stradine interne di paese, tante volte col gelato in mano.
Niente trick, niente salti, nessun ostacolo da superare. Vado a passeggio e basta.
Sto così bene in forma e con tutte le funzioni motorie integre e non voglio salutare una caviglia per un salto che non serve a niente, o peggio rischiare di più per una spinta più veloce con un mezzo pesante, dove oltre a me stesso metto in pericolo qualcuno intorno a me.
Allora ho iniziato a pensare che nella nostra cultura parliamo troppo di “Troppo tardi” e non consideriamo che spesso si tratta più di Troppo presto.
Perché si, alcune cose possono capitare quando non siamo ancora pronti o non del tutto coscienti e soprattutto quando non siamo ancora in grado di gestirle come vorremmo.
Parlando sempre in prima persona posso fare tanti altri esempi: il podcast, che avevo in testa da anni e ho avviato nel 2022, ma mai portato avanti con costanza, forse perché non era ancora il suo momento. Questa stessa newsletter, che risponde un po’ a una voglia che avevo di fare un blog o un qualche spazio dove parlare delle cose che mi interessano; poi ancora il canale youtube, che avrei voluto fosse parte della mia vita nei miei vent’anni, ma che è arrivato appena dopo i trenta.
Tutte cose arrivate dopo lunga attesa. Eppure, a guardarle bene, ancora troppo presto. E se avessi fatto tutto subito?
Avrei rischiato di rinunciare a ognuna di queste cose alla prima seccatura, al primo freno o semplicemente dopo aver visto che non c’erano risultati.
Perciò perché mettere a repentaglio qualcosa di così bello solo per cedere a un capriccio temporaneo?
📝 No, non è una crisi
C’è un altro aspetto in questa faccenda che mi diverte sempre leggere online. Si parla spesso di “crisi di identità” dei trentenni, che a quest’età si dividono tra chi fa arrampicata, chi corre per fare maratone, chi si dedica al sigaro e quant’altro, come a deridere chi ha iniziato a scegliere come passare il suo tempo.
L’idea dietro questo scherno passa per il bisogno di trovare una nuova identità, ma credo che le cose siano molto più semplici di così: da un lato abbiamo un’età che ci ha permesso di attraversare già abbastanza seccature e problemi e si dà sempre meno peso all’opinione degli altri, perciò ci si dedica a qualcosa che probabilmente era già nei propri pensieri ma si teneva chiuso per non sembrare strani (questa maledetta ossessione che abbiamo per quello che potrebbero pensare gli altri); dall’altro lato c’è anche una maggiore stabilità finanziaria che banalmente ci dà facilmente più accesso a certe attività.
Ma ognuno ha i suoi perché.
Con questo elogio allo sviluppo dei trentenni, si chiude anche questa merendina, come di consueto con la mia foto preferita dell’ultima settimana.
Un saluto,
Imar



